
Sono qui davanti la libreria....sto scegliendo un titolo. Abbiate pazienza,non è una scelta facile!


Sono proprio fissati ormai, non gli bastavano i segnali stradali, l’esame ai prof, i centralini dei Comuni, adesso traducono i comizi! Sono qua, quasi sotto casa mia, quasi posso sentirli…..
Mi astengo da commenti politici, preferisco ricordare e sorridere….
Era il 1983 quando una studentessa pugliese arrivava a Milano appena iscritta alla facoltà di architettura, da un paese ad una grande città, ma che problema c’era? Beh, qualcuno... la lingua!
Lei pensava che bastasse parlare italiano e invece…
1) prima uscita con amico milanese
Dove vuoi che ti porti? Cinema? Duomo? Navigli?
Lei aveva sentito che una sua coetanea che abitava nello stesso palazzo andava sempre in “camporella” e pensando fosse un bel parco divertimenti per ragazzi con bar, giostre, mostre, rispose:
Vorrei che tu mi portassi in CAMPORELLA! Gran bella figura!
2) E siccome non si vive di solo studio, la nostra, va dalla fruttivendola:
due melanzane, un ciuffo di insalata, un grappolo d’uva e una banana; la banana la vuoi avanti o indietro? Domanda a bruciapelo! Cosa????? A me? Si tenga tutto e arrivederci… (forse non proprio arrivederci) scoprì solo qualche settimana dopo e con delle più innocenti pere che avanti e indietro voleva dire maturo o acerbo!
3) Scoprì a sue spese, dopo averne comprato un Kg, adagiato su un bel vassoio, (su richiesta di una sua amica) che i “cornetti” non erano le brioche, ma i fagiolini!
4) La presero per pazza quando avvisò di stare attenti allo “spirito” per poi bagnarsi tutti di alcool!
5) E poi quella signora che la conosceva bene un giorno le urlò: SARA!
Ma io non mi chiamo Sara! E lo so, rispose la signora, ma “sarasù quella cazzo di porta”!
Dopo ventisei anni,…… tel disi mi caro lumbard … che i tuoi “cincenfranc” sono solo circa 250 euro, tu però toglimi un’ultima curiosità, mettetevi d’accordo: chi cavolo è Carlo Cudega!



Questo libro è la prima tappa di un pellegrinaggio di pace compiuto da un uomo che, prima dell'11 settembre 2001, ha sempre avuto una profonda consapevolezza dell'abisso culturale, ideologico, sociale aperto (e spesso ignorato) tra l'Occidente in cui è nato e l'Oriente in cui ha vissuto per trent'anni. Un uomo che, dopo l'11 settembre 2001, ha capito di non poter più tacere di fronte alla barbarie, all'intolleranza, all'ipocrisia, al conformismo, all'indifferenza. 
Un ricordo, la mia foto più importante.